I miei auguri di Natale 2020, che arrivano dopo quasi un anno di stop dal blogging.

Oggi mi sono accorta di non aver più postato nulla dal febbraio del 2020. Il mese in cui io e Diana, con la nostra famiglia, abbiamo fatto l’ultimo viaggio. Non avremmo mai immaginato sarebbe stato l’ultimo dell’anno. Anzi, ne avevamo in programma diversi altri.

Prima di metterci in viaggio, quella mattina, eravamo quasi titubanti. Dai media arrivavano notizie sconcertanti. Era giusto partire alla volta di un luogo super affollato di turisti? Avremmo dovuto indossare la mascherina?

Una volta arrivati a Disneyland Paris, proprio come in un posto fatato, le nostre paure scomparvero. Abbiamo frequentato luoghi affollati, fianco a fianco con persone provenienti da ogni angolo di mondo, mangiato al ristorante al buffet, fatto il bagno in piscina con altre persone, assistito a spettacoli, bevuto al pub. Il tutto senza la paura che avremmo oggi nel fare cose del genere (ma certo, è vietato).

Trascorsi i quindici giorni successivi, abbiamo addirittura creduto che, dopotutto, il virus potesse essere molto diverso da quello che descrivevano i media.

Poi, è arrivato il lockdown. Siamo stati chiusi in casa per due mesi interi, senza vedere nemmeno i miei che abitano nello stesso comune. Abbiamo trascorso il compleanno di Diana attaccati ad un tablet e così anche la Pasqua, da soli. Mia sorella, che aveva acquistato un volo Alitalia per tornare in quei giorni, ha deciso di restarsene in UK per la paura di contagiare e contagiarsi.

Abbiamo trovato metodi alternativi per intrattenere Diana, nuovi modi di fare aperitivo e di mangiare la pizza, alternative alle passeggiate. Il mio sonno (e lo è tutt’ora) era disturbato. Non riuscivo a prendere sonno facilmente. Cosa succederà poi? Mi domandavo.

Non vi nego che io, insieme a tutta la mia famiglia, ci siamo sottoposti al test per capire se avessimo contratto il virus in quel viaggio o se lo avevamo mai preso. Sempre negativo.

Poi arrivò maggio e fu il liberi tutti. Sì ma tutti chi? Io non sono uscita dalla mia regione nemmeno quando si poteva. Se ho trascorso tre giorni al mare è stato in una struttura dove sapevo che gli standard di sanificazione erano adottati.

E mi si è squarciato il cuore nel petto nello scoprire che, mentre io non vedevo i miei genitori da settimane, c’erano altri che, in barba alle restrizioni lo facevano. Per questo e per altri motivi personali, mi sento di dire che questo 2020 mi sta stretto.

Che sia per le restrizioni, per le regole ma soprattutto per le bugie. Quelle di chi ci governa che per il delirio di onnipotenza, detta ordinanze come se piovesse. E’ un periodo in cui mi sta tutto stretto, in cui, mi rendo conto, non respiro a sufficienza. A volte mi sorprendo a trattenere il fiato. Per quanto possa trattenere (e trattenere) e trattenere, prima o poi, quel fiato dovrà uscire.

Non vedo l’ora di scrollarmi di dosso questa pandemia (anche se non sono molto fiduciosa) ma anche di ritrovare molte cose che nella mia vita ho perduto. Quel fiato di cui sopra, vuole uscire e io voglio essere affamata di vita, proprio come un tempo.

Ringrazio di essere arrivata a dicembre in salute e con me tutta la mia famiglia. Affido il mio futuro a Dio e prego affinché la salute, quella, ci sia sempre. Il clima festoso ho dovuto ricrearlo per Diana, affinché non perda mai la speranza nella magia del Natale.

A voi auguro un Natale fatto di nuove consapevolezze, affinché si possa guardare con occhi nuovi al futuro.