L’allattamento al seno dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. Eppure non è una cosa così immediata e normale come dovrebbe essere. In questo post/pagina di diario, vi racconto la mia esperienza con l’allattamento che dura da ormai dieci mesi.

Precisazione – Questo non vuole essere un post da mamma pancina ne, soprattutto, sminuire le mamme che per problemi congeniti o per scelta hanno deciso di non vivere questa esperienza.

“Ho partorito, è fatta! Ora posso riposarmi”

Probabilmente è questo che devo aver pensato per una frazione di secondo, durante il puerperio. Ero completamente ignara di quello che sarebbe arrivato dopo.

In ospedale, non appena ho partorito, la bambina mi è stata sì appoggiata sul petto ma non mi è stato dato il tempo necessario per attaccarla al seno, un passaggio che (ho compreso dopo) essere fondamentale per la produzione del colostro. Avendo partorito alle 05:45 la bambina mi è stata portata in camera soltanto alle 10:30 del mattino. Ogni infermiere e consulente che veniva sosteneva che la bambina aveva ancora il pancino pieno e non necessitava di essere attaccata. La nottata trascorsa insonne, mi aveva quasi fatto pensare di non avere latte. E anche quella successiva, quando l’infermiera del turno di notte, sentendo piangere troppo la bambina, con aria scocciata e di sufficienza mi ha portato 20 ml di latte artificiale.

Ma come si può essere così incompetenti e carenti di tatto in un’ospedale pubblico con una neomamma alle prese per la prima volta con una neonata urlante? Sfido chiunque a non sentirsi sconfitta. Improvvisamente sul mio volto si è stampato il segno della sconfitta: una delle cose a cui tenevo di più non mi riusciva!  La montata lattea è arrivata il terzo giorno.

Purtroppo, però, dal terzo giorno non si è capito più niente in quell’Ospedale. Ma, nonostante questo, armata di una siringa da cavallo e un bicchierino prima e un tiralatte manuale poi, ho iniziato con fatica a produrre il mio latte.

Non arrendersi se la montata sembra non arrivare

Una volta tornati a casa, c’è stato un altro problema: quello dei capezzoli introflessi. Un problema che avevo già notato all’inizio della gravidanza e che avevo cercato di arginare iniziando a preparare il capezzolo tirandolo e manipolandolo per farlo fuoriuscire. A nulla era servito. Perciò, sono ricorsa ai paracapezzoli artificiali che, creando una sorta di sottovuoto, permettevano alla bimba di succhiare dal capezzolo pur essendo poco accennato.

Poi è arrivata la mastite con febbre a 39 e capezzoli sanguinanti. Nonostante il sangue e i dolori atroci, non mi sono arresa e, su consiglio anche del mio ginecologo, ho continuato ad allattare. Di grande aiuto sono state le coppette d’argento che mi hanno aiutato a rimarginare le ferite più velocemente.

Le prime settimane Diana restava attaccata al seno per ore. Sembrava non saziarsi mai per poi addormentarsi e poi ricominciare. Soltanto dopo, ho capito che questo significa allattare a richiesta! Nonostante i miei sforzi, la prima visita dal pediatra avvenuta un mese e mezzo dopo la nascita, ha portato lo stesso a prescriverci la formula. Un’altra grandissima sconfitta si stampò immediatamente sul mio volto.

Lottare ne vale la pena

Nonostante questo suggerimento di allattamento misto (perché sia chiaro, niente mi è stato imposto), non ho mollato e non mi sono lasciata andare al latte formulato andando contro parenti. Così ho pensato di rivolgermi a La Leche League . La prima consulente non mi è stata per niente d’aiuto. Anzi, ha quasi minato ulteriormente la mia autostima con domande del tipo: “quante poppate fai al giorno?” e “perché non ne fai di più?!” Grazie! La seconda, Patrizia, è stata una confidente che non mi ha fatto sentire inadeguata.

La verità sulla produzione del latte

Nessuna mamma non ha latte!

Questa è una cosa che ci fanno credere persino all’ospedale. Certo, è più facile zittire il neonato che piange con una bottiglia colma di latte. Molto più faticoso sarebbe istruire la neomamma, avvicinare il piccolo ed avviarli al percorso così difficile che è l’allattamento. Più il latte viene succhiato dal neonato, più viene prodotto. Il seno materno non è un serbatoio ma la suzione permette alle ghiandole di produrre più latte. Sullo stesso sito de La Leche League e su altri portali, tipo UPPA, potrete trovare tante informazioni a riguardo.

Non esistono alimenti o integratori miracolosi 

Per questo, non appena Diana era più tranquilla o dormiva, anche all’una di notte, procedevo a snervanti sessioni di tiralatte (ho ceduto, alla fine, ad un tiralatte elettrico). Non solo per permettere a Diana di avere sempre latte mio anche quando dovevo allontanarmi per qualche ora, ma anche e soprattutto per aumentare la produzione. Tanta fatica ne è valsa la pena? Sì! Certo nessun integratore o alimento ha fatto la differenza ma quando Diana era attaccata al seno, oppure quando posizionavo la tiralatte, mi immaginavo fiumi di caldo latte bianco oppure annusavo l’odore di neonata.

Fuori lo stress

Le prime settimane di vita di Diana sono stata molto stressata. Non nego di essermi sentita inadeguata ad una situazione nuova. Ma sull’allattamento sono stata ferma e decisa mettendomi contro tutti. Ho capito che lo stress non facilitava la mia causa e ho provato a prendere la cosa con una calma mentale maggiore.

Sono arrivata a dieci mesi di allattamento

Da allora ho allattato in tutti i fiumi e in tutti i laghi, mettendo da parte quel pudore che ho sempre avuto perché è una cosa naturale. Avevo persino acquistato una cappa per coprirmi quando avrei allattato. Beh, è rimasta nel cassetto.

Quel rapporto unico e speciale dura ancora adesso che Diana è svezzata. Pensate che mi ero posta come limite i sei mesi. Inoltre, mi sentivo condannata a dover usare i para capezzoli per sempre e invece, un giorno Diana ha deciso di succhiare direttamente dal seno.

Sono tante le rinunce (che ho fatto volentieri)

  • alimentari il sushi, ad esempio, che adoro!
  • ho evitato viaggi e spostamenti per essere sempre presente per la poppata.
  • non ho potuto sottopormi ad alcuni trattamenti estetici
  • non ho fatto la dieta dimagrante ho continuato il mio aumento di peso.
  • indosso soltanto camicie e maglioni aperti sul davanti
  • tante, tantissime ore di sonno

Ora non vi nego che sono E S A U S T A. Nel vero senso del termine ma continuerò ancora per un po’. Sono comunque soddisfatta del mio percorso e anche Diana!