Le alte aspettative che avevo per lo spettacolo “Diana e Lady D” non sono state deluse. Lo scorso sabato, infatti, ho potuto assistervi, ospite del Teatro Carlo Gesualdo di Avellino che, benché i suoi dipendenti non vengano pagati da 14 mesi, ha mantenuto il suo cartellone.

Avevo sottovalutato le doti canore e recitative di Serena Autieri che, troppo spesso negli anni, è stata ricondotta a filmetti e produzioni di bassa lega. Invece, lei, è un’artista con la A maiuscola che nello spettacolo portato in scena nei teatri di tutta Italia “Diana & Lady D” porta da sola (o quasi) il palco per quasi due ore alternando recitato a cantato e, a tratti, ballato. L’unico aggettivo che mi viene in mente non è soltanto bravissima ma anche bellissima. Sì perché i suoi 40 anni proprio non li dimostra.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Vincenzo Incenzo, parte lento con la voce di una bambina. Quella bambina è proprio Diana che sarà costretta, in tutta la sua vita a fare quello che vogliono gli altri. Il percorso recitato e cantato fa scoprire allo spettatore una Diana bambina, poi adolescente, lo accompagna alla scoperta dell’amore, quello che una ragazza, appena 19enne, credeva di provare per un Carlo 31 enne, già all’epoca troppo freddo. Al fidanzamento, quasi non sa come ci è arrivata, forse colpa del suo alter ego, Lady D, quella che freddamente esegue gli ordini! Un Carlo che dichiara alla stampa: “Ci amiamo, qualunque cosa significhi amare”. Il giorno delle nozze è l’inizio della fine.

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Soltanto nel corso degli anni Lady D capisce  che forse quella vita può godersela e prendersi una rivincita su suo marito che, già da prima di sposarsi, intrattiene una relazione con Camilla. Ma questa è storia nota. Una Diana troppo spesso accusata di essere pazza, una Diana che non può nemmeno assistere da sola ai funerali del padre, una Diana vittima dei media, a volte lasciva ma soltanto perché troppo sola. L’unica parte che non ho preferito, appunto, è stata quella relativa a questa sfera della vita della principessa. Forse per via dei costumi di scena delle ballerine che lasciavano ben poco all’immaginazione.

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Serena Autieri conduce lo spettatore nel mondo della principessa triste aiutata da sei ballerine e tanti bellissimi costumi che spesso indossa in scena. A rendere più contemporanea la storia, canzoni celebri.

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PH: Roberto Jandoli

Lo spettacolo mi è piaciuto perché ho sempre amato Diana. Sono stata una di quelle inchiodate alla tv con tanto di video registratore, quando la principessa triste è stata uccisa. Rivivere attraverso un’attrice così brava la vita di un’icona è stata una forte emozione.

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