La Divina Marchesa di Giada Curti è una donna a metà strada tra una flapper e una musa anni ’20. Ecco il mio reportage dalla sfilata SS 16 in occasione di Altaroma.

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Per chi ricorda la donna Giada Curti romantica, fatta di gonne a ruota e tessuti strutturati, deve sapere che ora è diventata una dark lady pesantemente truccata come facevano le attrici del cinema muto, e ornata di collane, fiocchi e trasparenze.

I tessuti trasparenti, sovrapposti in modo inconsueto sono ricchi di pizzo rebrodé e satin. La palette di colore prescelta va dal bianco al nero, intervallata da arancione, verde smeraldo e viola. I cordoni di seta che circondano il collo a volte fanno assomigliare la donna ad un triste Pierrot che poi rinasce in strati e strati di volant in tulle.

I richiami ad una moda d’altri tempi sono evidenti. Ho apprezzato molto le lace-up shoes, rigorosamente basse per donare alla silhouette una postura aristocratica. Ma anche i ponchos trasparenti che, svolazzando, ti regalano subito un sogno d’eleganza.

L’ambitissima sfilata si è tenuta in un’affollatissima sala dell’hotel St. Regis in occasione della kermesse capitolina Altaroma.

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Foto ufficiali ph. Salvatore Dragone-Gianluca Palma/Luca Sorrentino

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