Una settimana fa ci dicevi addio per sempre. Questo post vuole essere una sorta di terapia per provare a sedare il dolore che hai lasciato. Soltanto chi ha amato un animale potrà coglierne il senso.

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Esattamente tre anni fa, nel dicembre del 2012, una pelosetta carina, nera e birichina faceva ingresso per la prima volta nella mia vita. Ti venimmo a prendere al canile Aipa di Atripalda (Av) e pensare che io manco ti volevo! Non appena iniziasti a girarmi intorno, sin dai primi momenti della nostra conoscenza al canile, capì che saresti stata un’amica fedele.

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Giorno dopo giorno, la tua presenza si radicò nella mia quotidianità. Non c’era passeggiata, serie tv o coccola sul divano che non fosse condivisa con te. Una cagnolina che, sebbene la massa etichettasse come bastardina, dimostrò in molte occasioni di essere più agile, più intelligente e più educata di tanti cani di razza. Ubbidiente e bene addestrata, bastava un fischio per riportarti all’ordine. Potevi camminarci accanto anche senza guinzaglio e la strada per il parco la conoscevi già da te. Il tuo caratterino, però, lo dimostravi soprattutto con le palline: guai a chi osava sottrarti la presa al lancio del tuo padrone. Inoltre, un po’ come me, non ti lasciavi andare a giochi e corse con tutti, ma soltanto con pochi cani selezionati mostrando spesso il tuo odio per i pastori tedeschi. Abbiamo finanche fatto un servizio fotografico amatoriale insieme!

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E così grazie a te, sono venuta a contatto con un mondo di cui avevo sempre avuto soggezione. I cani, prima di te, non mi erano mai piaciuti. Ci hai permesso di vivere tante ore all’aria aperta e di conoscere tanti nuovi amici. Gli stessi che sono rimasti sconvolti dalla tua scomparsa, gli stessi dai quali ti eri fatta amare.

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In pochissimi giorni, da giovedì a mercoledì, il tuo corpo piccolo e giovane è stato stroncato da non si sa ancora cosa. Un virus? In fondo, nemmeno loro l’hanno capito. Intanto, molti nel parco che frequentavi, hanno iniziato a seminare inutili allarmismi e panico. E se tu il virus l’avessi contratto proprio dai loro cani con tanto di pedegree? Non mi interessa attribuire colpe o fare ipotesi perché tu non ci sei più e la routine delle nostre giornate sembra vuota, ogni azione priva di senso. Ho provato a chiamarti l’altra sera sai? Come facevo sempre quando scendevo di casa e tu mi aspettavi fuori alla strada. Ma la tua sagoma scondinzolante piccola mia, non l’ho vista. Persino i gatti di quartiere che tanto ti piaceva perseguitare, sembrano aver perso una compagna di avventure.

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 Non pensavo di poter soffrire tanto, non sapevo di amarti così tanto e ogni passeggiata che ho rimandato con te mi colpisce nella memoria come una lama affilata. Non mi leccherai più la faccia mentre piango, ne mi salterai addosso per salutarmi festosamente. Grazie per averci regalato il tuo amore incondizionato, per averci messo al centro del tuo mondo.

Mi piace pensare che ci sia un paradiso anche per te e che quest’anno è diventato davvero tanto affollato. E queste feste maledette non aiutano a sopire il ricordo. Divertitevi lassù Maya! Nonna e nonno ti daranno tanti amorevoli insegnamenti, Michele ti farà tantissime coccole. Nonna Paolina e nonno Carmine litigheranno come al solito ma Angela ti preparerà tanti buonissimi manicaretti.

Grazie a chi, sapendolo, ha avuto un piccolo pensiero per noi e grazie anche a chi non l’ha avuto perché ha rivelato la sua pochezza. Condivido con voi un post di Alessandro Errico. E’ dedicato al suo cane ma è davvero l’essenza di ciò che stiamo provando.

9 giorni fa ho perso un amico, un fratello, per molti versi un figlio.
Per 9 anni e 9 mesi è stato il primo sguardo che incrociavo la mattina, quello che aspettava con pazienza e discrezione ogni mio risveglio. Quando poi accadeva (generalmente abbastanza tardi), puntualmente come una specie di biscia pelosa si trascinava verso di me e con un gesto da ginnasta navigato me lo trovavo pancia all’aria, lungo tutto il mio perimetro, a rastrellare baci e parole.
Perché G. capiva. Non il suono, non l’intenzione. Capiva proprio il senso delle cose. Di solito lo capiva un secondo prima di me. Come quando il Dr. Mengele mi ha detto “PROCEDO?” e io sono entrato in apnea. E lui m’ha guardato negli occhi, per l’ultima volta, ha dato un piccolo bacio sulla mia mano e ha mosso la coda. Come a dirmi “…tranquillo papà, d’ora in poi respirerai tu anche per me”. Ed è così vero che ora continuo a sentirlo respirare in ogni angolo, in ogni raggio di sole che lui andava a raccogliere la mattina e negli odori che oramai sono memoria inesorabile, mentre suono il pianoforte anche per te che non hai mai perso una mia nota o mentre faccio le cose che facevo sapendo di non essere mai solo. Lo vedo ma non c’è, ed è tutto così irreale e inverosimile. Come se scoprissi di essere io morto e poi, toccandomi il viso o una mano, sentissi ancora il peso della mia carne. Stamattina infatti l’ho sgridato perché non la smetteva di abbaiare. “Cazzo!” gli ho detto, “Vuoi farmi impazzire?!?”. Io lo so che tutto questo amore me l’hai dato tu in 9 anni e 9 mesi di vita vissuta all’unisono. Ed era una musica che abbiamo suonato insieme, giorno dopo giorno, bacio dopo bacio, pipì dopo pipì. E so che tu di quell’amore ti sei nutrito, come me, giorno dopo giorno, bacio dopo bacio, pipì dopo pipì. Per questo, solo per questo non te ne vuoi andare.

Dicono che con i cani il “Persempre” non esiste. Ma loro non ti conoscevano G. E anche per questo voglio parlare di te qui, dove la realtà è lieve come la terra che ti circonda. Quindi ora pensa solo a correre felice amore mio, tanto noi ci vediamo domattina…

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