Hanno scelto di far sfilare le loro modelle in un modo poco convenzionale per poi farle posare come in una vetrina vivente. Sto parlando dei due stilisti Alexander Flagella e Michela Musco che sono dietro il marchio Greta Boldini (di cui ho già scritto qui).

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Una donna, quella proposta dai due designer, che sembra uscita da una foto di Helmut Newton, a metà strada tra la crudeltà e lo splendore. Questa dualità è dimostrata da un lato da trucco e capelli che sembrano quasi lasciati al caso, dall’altro dagli abiti e dagli accessori di estrema bellezza. Le pencil skirt vengono abbinate a capi spalla importanti come le pellicce e le giacche senza maniche. Ben evidente è il desiderio di proporre un look senza tempo, una donna forte e determinata, moderna ma con un’allure retrò, fiera e regale, ma anche fragile e nostalgica.

Inusuale, la parola chiave di tutta la collezione, facilmente rintracciabile nel mondo dei tessuti che propongono una lana di puro mohair lavorato come una pelliccia che convive su un patchwork stridente di astrakan, castoro, visone e kalgan; il ritmo si alza sulle pellicce che accostano i cuori su sensuali satin, declinati in una palette audace e vibrante. Anche il pizzo viene declinato sul nylon mentre il ricamo diventa sperimentale.

La palette di colori parte dall’arancio ruggine per arrivare al prugna, al pistacchio e al rosa shocking. Oltre al color castoro le pellicce sono anche colorate. Immancabili il nero e l’avorio.

Ho adorato l’abito bianco e nero ma anche i capi spalla e l’inusualità che ho respirato durante tutto il fashion show. Ti lascio a qualche scatto. In front row la meravigliosa Diane Pernet.

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