Rani Zakhem ha portato in passerella il suo mal d’Africa (è nato in Kenia) interpretato da una donna sinuosa ed elegante come una pantera.

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Quando cammina sulla passerella, sembra udire distintamente le voci della savana che riecheggiano negli chiffon di seta dalle stampe animalier. L’Oceano Indiano, invece, è vivo nei fluenti abiti turchesi che sembrano mimare le onde. Anche il tema floreale è vivo. Per Zakhem, il Kenya è principalmente il luogo dei colori sgargianti delle lussureggianti cascate di fiori  delle Bouganville che decoravano le pareti in stucco bianco della casa della sua giovinezza. Questi fiori sono rappresentati nel pregiato pizzo Chantilly color lampone,  plasmato e ricamato dallo stilista in un abito che ricorda un ramo fiorito, esile e femminile. Il bianco candido del velo da sposa, invece, si rifa alle nevi del Kilimangiaro e viene elaborato come i decori di legno degli ebanisti kenioti. E’ un abito a bustier ricamato in cristalli trasparenti che si allarga in un trionfo di crinolina e strascico maestoso.

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Una collezione emozionante, da red carpet ed iper femminile che è riuscita a strappare anche sguardi di ammirazione da parte della algida Silvia Venturini Fendi seduta in front row. Mi è davvero difficile poter scegliere un unico abito preferito. Per portabilità elego prediletto l’abitino bianco e nero (ovviamente) svasato; ma per scenicità per me vince l’abito blu che in passerella sembrava mimare le onde dell’Oceano. Abiti splendidi sia sotto i riflettori della passerella sia nel backstage dove ho avuto la possibilità di ammirarli da vicino.

Ti lascio a qualche scatto.

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