Il passaparola si è esteso sul web in poche ore: numerosissimi i post di bloggers e di esperti del settore (vedi Glamourmarmalade e anche Itrendyavenue). Il fatto sta avendo una grande risonanza anche sui social media. La questione è che Silvian Heach , più o meno noto brand di abbigliamento retail, sta attuando una politica di censura  dei commenti negativi e degli utenti scomodi sulla sua pagina fan di Facebook. Si sta, per così dire, applicando la regola delle tre scimmiette “non vedo, non sento, non parlo” che sui social network non può assolutamente valere (vedi Talk is cheap per informazioni dettagliate).

Il proliferare dei commenti negativi può essere imputato alla scelta di Chiara Ferragni per la realizzazione del look book primaverile. La “celebre” blogger, in grado di scatenare spesso campagne “odi-et-amo”, è stata ingaggiata dall’azienda senza considerare le eventuali ripercussioni della cosa, probabilmente per sfruttare la temporanea popolarità della Sig.na Ferragni e mettersi allo stesso livello di altre aziende che l’hanno scelta come testimonial negli scorsi mesi (ad es. Alberta Ferretti).

Alcuni suggerimenti su come l’azienda avrebbe dovuto agire sono ad opera della social media specialist Cristina Simone (che ringrazio).

 Intanto l’azienda risponde (quando e se decide di farlo) con frasi fatte che fanno adirare ancora di più le “fans”, oppure ribadendo come la pagina venga “moderata” cosa che è ammissibile soltanto nel caso di commenti estremamente offensivi.

  

Cit. Talkischeap (Valentina T.):

<<Chi gestisce il Social Media Marketing di Silvian Heach dovrebbe sapere (visto che è il suo lavoro) che i commenti degli utenti non vanno mai e poi mai cancellati. I social media sono la nuova frontiera del marketing conversazionale e il loro intento primario dovrebbe essere avvicinare i clienti all’azienda ed ascoltare i loro pensieri e spunti, non censurarli o dare un’immagine aziendale finta e patinata dove tutto va bene. La vostra strategia di rispondere cordialmente a chi vi dice “bravi” e cancellare chi vi fa notare delle pecche vi fa perdere credibilità.>>

Torniamo al look book, un’altra vera e propria mossa falsa. Cosa c’è che non va? I fotoritocchi. La Ferragni appare spesso irriconoscibile, quasi una Barbie snodata. Le ginocchia e i gomiti della blogger sembrano scomparire; le foto appaiono prive di profondità; le gambe, alla loro attaccatura, somigliano a degli imbuti. Ben venga il foto ritocco ma solo se fatto ad arte.

 

E la campagna pubblicitaria? Personalmente trovo che contrasti con la scelta della Ferragni. La giovane blogger dovrebbe donare un’immagine giovane e fresca al brand. Cosa che, invece, non suggeriscono le due ammiccanti modelle della campagna stampa. Per carità, non mi da fastidio l’immagine con il sedere di fuori, o dei ghiaccioli che ricordano altro. Mi sembra, però, che c’entrino ben poco con il target cui il brand intende riferirsi.

In conclusione, decidere di aprirsi ai social network vuol dire per l’azienda cercare interazione con i propri fans. Una scelta dalle mille potenzialità ma anche dai molti problemi che, se gestiti senza una strategia, possono portare ad una perdita di credibilità e di clientela per l’azienda. In questo caso non vale la regola utile alle celebrità: “purché se ne parli”.

Devo dire che è un vero peccato. Si tratta, infatti, di uno dei pochi marchi che sia stato in grado di distinguersi nell’ambito del panorama campano del fast fashion (che ho, tra l’altro, molto a cuore).

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